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Piergiorgio

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Amante del Continente Nero

Afrique mon amour

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March 26

Algeria - Paese dei e dai mille volti

Algeria: paese che induce molti a pensare al pericolo e al rischio oltre che al fondamentalismo...Prima di partire mi sono sentito dare del pazzo dalla gente, ora che son tornato, posso dire di avere fatto uno dei viaggi più emozionanti e belli della mia vita...La gente è cordialissima e ospitale come poche volte ho visto in giro per il mondo, i paesaggi, senza ombra di dubbio sono da cartolina, dal deserto roccioso, agli erg (deserto di sabbia), alle oasi ma anche al tanto verde del nord con quelle valli tipo quelle che si trovano in nuova zelanda (per intenderci dove han girato "Il signore degli anelli"), oltre al fascino di Algeri, metropoli sul Mediterraneo...
La valle dello M'Zab, dove mi sono stabilito come base logistica, è spettacolare. Le oasi sono vive, e sembra di essere in un film, nel bel mezzo del deserto sconfinato queste 5 cittadine sulla cima di altrettanto colline, circondate a valle da bellissimi palmeti, sono state costruite con mura di argilla e sono dichiarate patrimonio culturale dell'umanità, anche grazie alla presenza dei suoi abitanti: i mozabiti, un popolo di religione musulmana che si riconosce nella corrente Ibadita dell'Islam (uguaglianza tra tutti i musulmani, qualsiasi sia la loro origine). Essi infatti vivono ancora secondo le tradizioni, usi e costumi dell'anno 1000-1100. Girare in città è sicuramente un'esperienza affascinante, con le donne "fantasma" vestite con capi bianchi dalla testa ai piedi e con un solo occhio visibile, con gli uomini vestiti con degli strani pantaloni col cavallo che arriva sotto il ginocchio e con un cappello bianco sulla testa. Inoltre le viuzze strettissime delle casbah danno un ulteriore tocco di magia a questo posto.
L'esperienza è stata veramente bella, anche grazie ai miei compagni di viaggio, il caro amico Luciano, i quattro companeros spagnoli (Yolanda, Christine, Beatriz e Julio) e i fantastici amici algerini Yahia, Mohamed "Magoo", Mohamed "il dottore"e Ahmed "il tuareg".
October 28

Zanzibar - Un'isola in Paradiso

Finalmente un pò di relax. Dopo tante peripezie in giro per l'Africa ed una breve parentesi a Cuba, il mio lavoro mi ha permesso (per la prima volta) di godere di una vacanza/educational di una settimana all'insegna del relax e di un pò di trabajo...e la destinazione non poteva essere migliore...
Zanzibar, un'isola che avrei voluto vedere da tempo, e ora che ci sono stato, mi è entrata nel cuore in maniera indelebile...non avrei mai potuto credere di vedere un mare così tanto bello, veramente mozzafiato. Anche molti agenti di viaggio che erano con me lo reputano il mare più bello mai visto...E poi il resto dell'isola, lunga 80 e larga 25 kilometri, con i suoi paesaggi incredibili, si passa dalla savana alla foresta alle spiagge mozzafiato e alle altre isole coralline oltre alle piantagioni delle spezie e Stone Town, la capitale, una città dai tanti volti: arabo, portoghese, indiano swahili e africano. Come potete capire un mix di emozioni...
La mia vacanza l'ho passata al Baobab Beach Bungalows, graziosissima struttura situata sul tratto di costa più bella di tutta l'isola, in località Nungwi. Al mio arrivo non volevo credere ai miei occhi, sensazionale acqua che dire limpida è poco...sabbia sulla spiaggia consistenza farina e costoni rocciosi che affiorano sul mare a formare splendide calette. Nungwi è una destinazione un pò hippy/giamaicana, da viaggiatori zaino in spalla con molti localini e ristorantini sulla spiaggia a fare da contorno ad un mare da cartolina...La sera c'è un ritrovo di zanzibarini e turisti in un locale molto carino (cholo's) in riva al mare dove le barche dei pescatori fanno da tavoli per bere insieme qualcosa...abbiamo passato tute le sere a divertirci in questo localino molto giamaicano/africano. Il tutto sempre considerato nel contesto africano, quindi abbastanza tranquillo...non crediate che ci siano migliaia di persone...la sera con più afflusso c'erano un 150 persone massimo...
Il paesino di Nungwi poi comunque porta alla realtà africana, dove si vive di stenti e di pesca, consiglio comunque di fare un giro, da non turisti però...nel rispetto delle regole e della popolazione, il che significa senza macchina fotografica e vestiti in maniera consona ai precetti dell'Islam...
Per il resto ho girato un pò l'isola, soprattutto per vedere altre strutture che vendo frequentemente...quindi siamo stati a Kiwengwa, a Chwaka Bay , a Michamvi e Pwani Mchangani tutte soluzioni diverse l'una dall'altra, dove il mare è pur sempre bello ma non paragonabile a Nungwi e Kendwa...da segnalare tra i giri Chwaka Bay dove ci sono le piantagioni di alghe marine, una delle maggiori voci dell'economia di zanzibar. Ogni famiglia ha il proprio orticello, in mare però, dove coltivare queste alghe poi vendute per prodotti di cosmesi...ci sono associazioni di donne sparse per tutta l'isola che poi si occupano del fair trade.
Oltre ai giri di lavoro, sono stato a Changuu e Mnemba, due isole private, la prima dove venivano portati gli schiavi in prigione e su cui hanno costruito un resort e dove c'è un parco di conservazione di tatarughe di terra enormi e vecchissime (alcune hanno oltre 150 anni) e la seconda un atollo stile maldiviano con una bellissima barriera corallina, ho avuto la fortuna di salirci (non si potrebbe perché privata, c'è un resort di lusso da 1000 dollari a notte) e mi son spaventato dalla bellezza della spiaggia e del mare dai mille colori...
Degni di nota durante la vacanza i simpaticissimi compagni Masaai Moringe e Matteo che ci han spesso fatto compagnia e ci han fatto passare divertentissime giornate. Bellissimi anche i racconti delle loro tradizioni e della loro vita nella terra dove vivono vicino ad Arusha e Ngorongoro. Da qualche anno sono costretti a venire a tirare su soldi col turismo in quanto espropriati dalle loro terre d'origine, vivono sempre nelle savane ma sempre più a contatto con la civiltà moderna da cui devono dipendere per forza di cose per sopravvivere e mangiare, dato che possono cacciare solo in pochi km quadrati di terra...e per questo vivono 7 mesi all'anno a Zanzibar da "imprenditori" e vendono oggetti in perline o in legno.
In conclusione, una vacanza che è un sogno, da cui ci si mette un pò a riprendersi...Sorriso
 
October 16

L'Africa ha speso 200 miliardi in guerre

Il 95% delle armi leggere impiegate è prodotta fuori dal continente. Il presidente liberiano: «Serve un trattato»

I conflitti che hanno coinvolto 23 paesi africani sono costati, nel periodo che va dal 1990 al 2005, 284 miliardi di dollari (199,8 miliardi di euro) È una cifra enorme ma, secondo gli autori della ricerca Africa's missing billions, sicuramente sottostimata. «Si tratta del totale dei costi legati in modo diretto ai conflitti - spiegano gli autori della ricerca firmata dalle tre associazioni Oxfam, Saferworld e International Action Network on Small Arms - . Nei 284 miliardi si conteggiano soltanto le strutture distrutte, i costi medici e quelli legati agli sfollati». Poi ci sono gli altri, non conteggiati, a cominciare da quelli sostenuti dai paesi confinanti: gestione della popolazione in fuga, difficoltà o paralisi degli scambi commerciali, instabilità politica. Se sono quindi quasi 300 miliardi i costi "vivi" dei conflitti africani molti altri si perdono negli "effetti collaterali". Per esempio i mancati introiti: il ministro del turismo sudafricano, citato nel rapporto, ha stimato in quasi 22 milioni i turisti che hanno rinunciato a visitare il paese per paura delle violenza in soli cinque anni.

IL 95% DELLE ARMI ARRIVA DALL'ESTERO - I combattimenti sostenuti nei 15 anni esaminati nella ricerca, salvo qualche rarissima eccezione, sono sempre avvenuti con scontri a fuoco tradizionali, dove le armi leggere erano le uniche in dotazione ai belligeranti. Una in particolare: il Kalashnikov Ak-47. E questo fucile automatico, per il 95% dei casi, è sempre arrivato dall'estero. Le fabbriche principali che producono questo tipo di armi si trovano in 13 paesi: in Europa, in Asia e in Sud America. In Africa solo Egitto e Sudafrica hanno aziende che producono delle copie del Kalashnikov, in particolare il modello Misr e i Vektor R4 e R5. E lo stesso discorso vale per proiettili, caricatori, e in genere tutti i componenti di questo tipo di armi.
L'Africa resta il continente nero e diventa sempre più buio, dove è meglio non andare a guardare. Le dimensioni dei guadagni nel mercato delle armi rappresenta un freno micidiale alla reale attuazione dell'"Arms Trade Treaty" ( Trattato sul controllo del commercio delle armi) al quale sta da tempo lavorando l'Onu. Nel solo Mozambico, su 15 milioni di abitanti, si stima siano disponibili circa 10 milioni tra fucili, mitragliatrici, pistole ed altre armi, che provengono tutte dal di fuori del continente, salvo una piccola percentuale fornita dal Sudafrica.

CONFRONTO CON I PAESI NON IN GUERRA Nel rapporto si evidenzia un confronto, all'interno del Continente africano, tra la situazione dei paesi coinvolti nei conflitti e gli altri. La mortalità media infantile registrata nei primi è del 50% più elevata, così come i casi di denutrizione sono più numerosi del 15%. Secondo i dati di una ricerca del 2007 firmata dalla Banca Mondiale, citata nel rapporto Africa's missing billions, l'aspettativa di vita media nei paesi africani in guerra è di 48 anni mentre negli altri è di 53.

PRESIDENTE DELLA LIBERIA: «ARMI FUORI CONTROLLO» - Ellen Johnson Sirleaf, è un'ecomista ed è la prima donna presidente di una nazionale africana, la Liberia, paese dove il signore della guerra Charles Taylor rovesciò Samuel Doe dando il via a 14 anni di ininterrotta guerra civile. E' lei che firma l'introduzione al rapporto Africa's missing billions. «Sono da sempre preoccupata per la devastazione dell'economia africana prodotta dalle guerre. Con la mostruosa cifra persa nei conflitti, in questi anni avremmo potuto debellare l'Aids e sarebbero avanzati fondi sufficienti per construire scuole e ospedali e portare così la media del continente a un livello di istruzione e sanità accettabili. Nel mio paese, ad esempio, il conflitto ha quasi totalmente dilapidato le risorse minerarie e agricole. Siccome praticamente tutte le armi impiegate nelle guerre dell'Africa arrivano da fuori io rivolgo un nuovo appello ai governi del Mondo affinché lavorino al Trattato sul controllo del commercio delle armi, trovino finalmente un accordo e lo applichino. E' un primo indispensabile passo - conclude Ellen Johnson Sirleaf - per ridurre la violenza in Africa e nel resto del Mondo. I danni che le guerre causano devono essere chiari a tutti».

Stefano Rodi
15 ottobre 2007

June 06

Addio piccolo Anastase

Oggi la mia amica Paola ha chiamato le suore di Kivumu in Rwanda e ha saputo che il nostro piccolo amico Anastase è morto a fine Aprile...io che ad agosto tornerò nella tanto amata terra, già me lo vedevo saltare addosso come faceva lo scorso anno quando vedeva arrivare noi “muzungu” (uomini bianchi) con quella sua andatura un pò goffa dovuta alla sua forma fisica da malnutrito...
Anastase era uno dei tanti bambini malnutriti e denutriti che sono stati curati nel Centro Nutrizionale costruito e finanziato dalla nostra associazione Umudufu. A fine settembre, dopo 3 mesi di cure, era tornato a casa perché si era ripreso. Viveva a casa dei suoi parenti, perché a 9 anni era orfano di entrambi i genitori. Al centro nutrizionale viveva con la zia che per stargli vicino aveva portato con sé il suo piccolo di 6 mesi. Anche per questo lo avevamo adottato come “mascotte” del nostro viaggio di agosto 2006. E Anastase ci ha insegnato tanto con la sua faccia e pancia gonfia, con le braccia e le gambe striminzite…con quella sua camminata strana e quel sorriso splendido con due fossette sulle guance superpaffute.

“Anastase non ce l’ha fatta”. Mi fa tanta rabbia e mi fa riflettere su tante cose…Forse dovremmo “fermarci” più spesso a pensare…fermiamo tutto perché Anastase non ce l’ha fatta. Lo faremmo per un nostro amico qui vicino…e Anastase lo è, anche se è lontano. Ma, alla fine è come se fosse niente, come se fosse normale...

Forse perché la vita di un bambino africano di 9 anni che muore per malnutrizione vale di meno di miliardi di altre vite...tutto questo perché?

 

February 02

Camerun

Finalmente nel tanto amato Camerun! Era da tanto che sognavo di approdare in questo paese da me sempre tanto amato, per via del calcio e dell'affetto che ho sempre nutrito nei suoi confronti...E le aspettative sono state tutte confermate. Paesaggio meraviglioso, immerso come ero nella giungla equatoriale, terra rossa e migliaia di suoni provenienti dagli animali che abitano la foresta. Villaggi piccoli e poco abitati fanno da contorno a questa parte di mondo. Così si ha tanto tempo per osservare la natura e lustrarsi gli occhi per capire e comprendere quanto possa essere meravigliosa. Le uniche pecche sono il caldo micidiale,l'umidità ed i maledetti mutu-mutu, maledetti moscerini che pungono in grande quantità e lasciano prurito e rossore per settimane! Ho fatto tutto quello che volevo fare, ho supervisionato la zona di Ngompem per eventuali progetti futuri per aiutare le suore e la comunità del villaggio che mi hanno ospitato tanto amorevolmente. Ho mangiato cose molto strane, come il serpente, il varano, il pangolino, un rospo gigante...ecc ecc
Son riuscito a fare tappa anche al mare, a Grand Batanga, un piccolo villaggio sulla costa, a 20 km da Kribi, la località turistica più apprezzata dai camerunensi. Spiagge dorate sconfinate, selvagge immerse in una vegatazione rigogliosissima. Vedere le foto per credere...
Insomma un'esperienza straordinaria che avrà sicuramente un seguito, in quanto mi manca da vedere e scoprire tutta la parte nord e la parte occidentale, dove vivono le popolazioni più antiche e con un background secolare fatta di tradizioni tramandate per via orale.
A bientot!
Pigio
September 30

Rwanda

Quando la bellissima voce (in amarico) dell'hostess annuncia la discesa verso Kigali, l'aereo perde quota e lo spettacolo delle mille colline, mille verdissime colline rwandesi, si offre al passeggero in tutta la sua dolce bellezza. I tetti di lamiera che ricoprono il verde della vegetazione segnalano le abitazioni di nuova costruzione che affiancano quelle con il tetto in paglia e le mura di fango misto a detriti di foglie. Scendendo ancora, oramai in fase d'atterraggio, s'intravvedono in lontananza i riflessi del sole che abbracciano lo specchio d'acqua del fiume Nyabarongo che, proseguendo la sua corsa, alimenta il grande Nilo. Tutt'intorno alle case i banani carichi di frutti succulenti e materia prima per la distillazione della birra più pregiata, la famosa birra di banana presente in ogni occasione tradizionale nelle colline, l'urgwagwa.
Ma sulle terre vulcaniche del Rwanda crescono anche i fagioli, le patate dolci, il caffè molto aromatizzato e soprattutto i campi sterminati di the che si estendono per decine di chilometri, offrendo alla vista un tappeto verde dall'effetto riposante.
Una volta scesi dall'aereo, la stanchezza del lungo viaggio scompare, e si inizia a respirare tutt'altra aria...
Bentornato in Rwanda!
June 19

Cabo Verde

Appena tornato da Cabo Verde, più precisamente dalla Ilha do Sal. Per una vacanza all'insegna del relax, io ed il mio compagno di avventura Tonino, scegliamo una meta No Stress, come amano dire i capoverdiani. In effetti è andata proprio così...lontano dal bordello metropolitano, alla ricerca dell'ozio, di bel tempo e di mare...L'isola di Sal è proprio perfetta per il tipo di vacanza cercata. Oceano Atlantico: colori molto belli, presenza costante di onde e vento, temperatura dell'acqua gradevolissima. Il vento è la costante (a volte insopportabile) del viaggio. A me piace, ad altri no...spesso in spiaggia eravamo veramente in pochi, nonostante il villaggio fosse pieno. Meglio così...Se non c'è barriera corallina, il mio mare preferito è quello bello agitato, con onde costanti... stupendo...degni compagni di bagni interminabili e faticosissimi sono stati Andrea ed Ale, la sera si arrivava sempre devastati e a pezzi...
Per il resto nulla, al di fuori della struttura c'è il deserto di sabbia, ed il piccolo paese di Santa Maria offre veramente poco, a parte qualche negozio (prezzi alti per essere in Africa, ma a gestione europea) o qualche baracca di artigiani senegalesi pronti a contrattare per ore ed ore nei loro loculi. Da segnalare giusto un paio di locali dove la sera tardi ci si ritrova, il Pirata e il Birimbau. Sto giro una sola escursione completamente fai da te (con i pullmini locali) per andare a vedere la vita nella capitale dell'isola, Espargos. Vita tranquilla, senza turisti, vissuta tra la propria casa colorata e la strada. Piacevole farsi un giretto per vedere un pò come si vive, niente di più.
Uniche due note stonate, la mancanza di ragazze single (erano tutte coppie e famiglie...stranamente...) e presenza nel villaggio di 200 militari (100 marines, 50 italiani, resto canadesi, polacchi e tedeschi) in missione NATO, che praticamente si facevano una gran bella vacanza in all inclusive, a parte qualche ora al giorno di esercitazione...mah
Nel complesso una bella vacanza, in un posto dove tornerei volentieri, ed allora:
Con la speranza di rivederti presto,
BOA SORTE CABO VERDE!
 
March 08

Racconto di viaggio

Ebbene sì…

Sono passati già 2 mesi e mezzo e non me ne sono neanche accorto…70 giorni di Africa Vera, quella di cui sono innamorato…70 giorni pieni di sguardi, parole, emozioni, gente nuova, caldo, pioggia, natura selvaggia…insomma 2 mesi e mezzo vissuti allo stato puro delle cose!

Ed ora (per la gioia della mia cara Frà) zero-sintesi racconterà un po’ di questi 70 giorni africani…

Tutto è iniziato il 23 dicembre, qualche giorno in ritardo sulla tabella di marcia, per colpa di quei simpaticoni della DHL! E qui stendo un velo pietoso…comunque il ritardo ha fatto si che mi sia potuto godere al meglio la mia Milano per 3 giorni interi, senza dover pensare a niente, con la sola preoccupazione di girovagare senza tempo, spesso in compagnia del caro amico Fabio. E così son riuscito a fare (in extremis) i regali ai miei genitori e a mio fratello...

Mi attende il mio primo viaggio solitario…destinazione Kigali…dopo 5 ore di attesa (meno male che c’è in mia compagnia un gruppo di 22 persone dirette a Nairobi per una missione umanitaria nel Nord Kenya e Sud Sudan, grandiosi!), al check-in mi comunicano di avermi concesso l’up-grade in Business Class...grazie Ethiopian Airlines! Salito sull’aereo, ammiro la Business Class, mi guardo un po’ attorno e il mio occhio (porcino come direbbe Giuliano) cade su una ragazza bionda molto carina…guardo il posto assegnato…guardo la bionda…azz…proprio vicino a lei!!! Tempo di sistemare i 4 bagagli a mano (penso di aver fatto il record: 53 kg imbarcati e 22 kg di bagaglio a mano…) ed inizio a parlare con la mia vicina Eline, olandesina diretta a El-Khartoum (Sudan, ndr), ex studentessa Erasmus, di, indovinate un po’, Fisciano – Salerno. Lavora per l’ONU e più precisamente per WFP (World Food Program, anche conosciuto come PAM, Programme Alimentaire Mondial) e per un anno vivrà a Khartoum…Tra la riffa e la raffa, iniziamo a parlare un po’ in italiano (il suo era più un napoletano) ed un po’ in inglese e tra una chiacchiera e l’altra, trovo il tempo per offrirle qualche bicchiere di Spumante e di Bayle’s (tanto è offerto dal Sig.Ethiopian!) Dopo 3 ore di conversazione tra il serio ed il faceto, dormiamo un pochino…sono le 4 della mattina!...Al risveglio i nostri occhi possono ammirare l’Africa alle luci dell’alba. Tappa ad Addis Abeba…io e la mia nuova amica facciamo colazione in un piccolo bar dell’aeroporto, stavolta offro veramente…tempo di scambiarci gli indirizzi e-mail, ed è già tempo di saluti mia cara! Così che la accompagno al check-in e tante belle cose…chissà mai se ci rivedremo! Ancora un paio di ore e riparto per il caro Rwanda.

Ad attendermi all’aeroporto Kanombe nel primo pomeriggio mi aspetteranno il mitico “Fader” al secolo Padre Giuseppe Lucchetta e il grande Giuliano. L’altro italiano della combriccola mi aspetta a Cyeza, è in sbattimento per un progetto splendido a cui è legato fortemente il suo nome: impossibile dargli un appellativo se non Zeta (o Fato qualcuna suggerirebbe…)! Di arrivi e partenze ultimamente ne ha visti fin troppi, essendo reduce da un viaggio attorno al Mondo di 6 mesi…Dopo una veloce tappa caffé-thé alla casa dei Padri Bianchi di Kigali, ci mettiamo in viaggio alla volta di Cyeza, caldo incredibile…arrivo dalla neve milanese…Ancora in Rwanda, dopo solo 4 mesi…Murakaza Neza (Bentornato!)…così ammiro con occhi esperti i fantastici paesaggi collinari sulla strada Kigali-Gitarama, con centinaia di persone in movimento, chi senza scarpe, chi con le taniche gialle in testa, chi con bacinelle piene di frutta o verdura, in equilibrio perfetto sulla capoccia…intanto Giuliano e Padre Lucchetta mi aggiornano un po’ sulle news rwandesi. All’arrivo alla missione di Cyeza, il solito grande emozionante benvenuto delle suore, di Marco e delle new-entries lucchesi Sara, Luca, la loro figlia Alice e Super-Luciano. Fatto sta che a causa di sovraffollamento nella piccola missione, noi milanesi Umudufu, veniamo ospitati dai padri nella parrocchia limitrofa…e qui ci sarebbe da parlare di ore ed ore della new-entry Cyezanina (come direbbe Maria!) Pere Damien…in sostituzione di Pere Avellino, che oramai si è dato all’alcool…invece che alla parola di Dio (io,la Lu, Annarise e Giupeppo ce ne eravamo accorti alla festa organizzata ad agosto per la fine trimestre…auahauhauh). Ogni volta che io, Marco e Giu ci sediamo a tavola a mangiare con Pere Mathias, Pere Damien e Jean-Bechermans (diacono) finiamo per terra dal ridere…un giorno abbiamo seriamente rischiato di finire all’ospedale per insufficienza renale, non ce la facevamo più dal ridere…sentire un prete che sta tentando di apprendere l’italiano, che va ad avventurarsi in discorsi come quelli che solo noi 3 abbiamo sentito e che non possiamo ripetere al prossimo, vi giuro che è una cosa spettacolare! E così passano le giornate a Cyeza, tutti presissimi nei lavori di ultimazione dell’acquedotto, che finalmente vede la sua completa realizzazione il 29 dicembre, quando, una volta finito di collegare i 24 pannelli fotovoltaici alle 3 pompe ad immersione, riusciamo a fare arrivare l’acqua di sorgente sin su alla collina dove c’è un’altra cisterna (oltre a quella di raccolta alla sorgente) in grado di portare, attraverso alcune fontanelle, la tanto attesa acqua potabile a tutta la popolazione del paese! E allora si festeggia per il risultato conseguito e tanto sospirato! Un grande grazie va a Marco e Luciano, che hanno dedicato gli ultimi 3 mesi esclusivamente a questo progetto, a Luca e Sara, di AmatAfrica, ideatori e finanziatori quasi per intero del progetto. Nel frattempo all’allegra compagnia si è aggiunto uno dei personaggi dell’anno: si chiama Orlando, uno spazzino parigino sopra i 50, grande amico di vecchia data di Luciano, un uomo che ha visto più paesi di Papa Woytila…pensate che con il Burundi (visitato a gennaio 2006) ha toccato quota 113 nazioni differenti nel Mondo…ma la cosa più divertente è che è una zecca di quelle mai viste…l’ultimo suo viaggio, l’ha visto in Algeria, a Novembre…ha speso per 5 settimane di permanenza la bellezza di 280€…come direbbe lui…un eaurrro e diescccci per dtormire, un aeurrro e diescccci per mangiare, et un aeurrro e diescccci peeeer fahrrrre 100 km con messssszi pubbliscccci. È da 3 anni in aspettativa…Tabella di marcia quando si sposta? Spendere al max 5€ e non fare un ca**o! Se non bersi in allegra compagnia un bel bicchierino di whiskye. Anche in Rwanda naturalmente valgono queste regole, quindi lo si vede stare sotto gli alberi per ore ad ammirare il paesaggio, ma attenzione, perché se inizia a parlare non la finisce più! Un grande, veramente!!! Spero di rincontrarlo in vita mia, ci siamo fatti di quelle risate…e poi ha tante di quelle cose da raccontare! Anche se bisogna prenderlo a piccole dosi di 2 ore max consecutive…ogni tanto si vedeva Luca, Sara o Luciano (con cui aveva più confidenza) sclerale e lasciarlo parlare da solo nel bel mezzo di un discorso…le suore si sono fatte di quelle risate…per non parlarvi dei 2 preti con cui si trovava a bere spesso il bicchierino di whiskye…it’s time to break…five o’clock…it’s time to whiskye!

Così fino al 31 dicembre, giorno del mio compleanno…La mattina partiamo per Kigali…Suor Odette, Sara ed Alice ci accompagnano e le salutiamo dopo aver comprato assieme i pezzi per alcuni ritocchi all’acquedotto. Così Luciano e Orlando vanno da Ciccio, un lucchese che vive in Rwanda da 5 anni, e che ha un ristorante, dove aspetteremo la mezzanotte (come potrete immaginare niente di particolare, una bella cena in compagnia e brindisi con vino di papaya). Invece io, Marco e Giuliano ci dirigiamo verso la casa dei Barnabiti, dove risiederemo a Kigali per i giorni a venire…A mezzogiorno, si deve festeggiare il mio compleanno e così per l’occasione ci buttiamo un momento in occidente ed andiamo all’hotel Novotel a pranzare, un’ottima struttura con piscina e ristorante che hanno poco a che vedere con il Rwanda…ma non c’è da stupirsi…imparerò che Kigali (nei quartieri delle ambasciate e dei punti più importanti, sarebbe meglio dire) è una città vivibilissima per noi occidentali, non ha nulla a che fare con il resto del paese…peccato che già al di fuori di alcuni quartieri di Kigali, la gente muoia di fame, vada in giro a piedi nudi, per prendere l’acqua debba fare km con taniche da 25 litri in testa, non sappia neanche lontanamente cosa sia l’elettricità, ma questo non è importante…si deve far vedere alle rappresentanze occidentali (che hanno finanziato sicuramente la crescita della città) che il Rwanda è un paese all’avanguardia…mah lasciamo perdere…che è megggggglio!!!

La vita a Kigali trascorre tra passeggiate qui e li per i vari mercatini, visita all’orfanotrofio gestito da Don Vito, 205 orfani per questo piccolo grande prete siciliano, divenuto diocesano rwandese per poter salvaguardare la vita dei suoi “figli”, visita a Suor Kamana (della missione di Butare, ma per l’occasione nella capitale) e qualche tappa ad internet point ad aggiornarci un pochino su quel che è successo nel Mondo…Il 1 gennaio, io e Marco dobbiamo salutare Giuliano che se ne torna in Italia…poi alle 13 io torno a casa, o meglio…torno in bagno, dato che passo tutto il pomeriggio seduto sul water (anche conosciuto come Maxmino)…mentre Marco va un po’ in giro…il 2 gennaio preferisco restare a casa e fare solamente due passi nei dintorni del quartiere Kacyru…faccio giusto un salto in aeroporto a controllare se il materiale per il progetto di Informatica è stato sottoposto a controlli dalla Dogana. Il giorno seguente è un continuo andirivieni tra aeroporto, uffici vari per sdoganare la roba, un veloce pranzo con Padre Lucchetta, ancora dogana, doccia e ancora aeroporto, dato che dovrò fare gli onori di casa per i nuovi arrivati: Marco e Stefano…i due ingegneri con cui avvierò il progetto “Digital Divide” in RD Congo. Per ritardi prevedibili in dogana, possiamo partire alla volta della RD Congo solo il 5 pomeriggio…viaggio allucinante da Kigali a Cyangugu, con tutte le nostre valigie, su un pulmino per 15, in 19 persone con tutti i nostri bagagli…risultato: non si respira, non ci si muove di un solo mm. Rimarrà nella storia delle grandi imprese…arriviamo distrutti dopo 5 ore e mezza! Per fortuna che l’incontro con il fantasmagorico-eccezionale Padre Frisia ci faccia dimenticare il viaggio ai limiti dello sclero appena vissuto. Un meratese di 75 ancora capace di guidare una jeep su queste strade, è già da menzionare tra i grandi…ma quando inizia a parlare e sparare frasi tipo: “Ah Padre Willy non c’è, è in camera sua perché ha un po’ di epatite” o “Ai tempi la gente moriva di fame e noi non avevamo più soldi…per fortuna ho potuto usufruire dell’eredità della mia famiglia, che era molto ricca” o “Ah si, Padre Willy è diventato un esorcista e così tutta la gente viene a farsi togliere il demonio”…ma la cosa più divertente è stata che, in 3 ore di sua compagnia, ha ricevuto più di 20, e non scherzo, telefonate su cellulare, di gente che gli chiedeva soldi…e lui aveva il disco pronto: “in questo momento non ho soldi, dovrete aspettare forse fino a settimana prossima ma non sono sicuro”…e fate conto che rispondeva solo alle persone conosciute…infatti se tu hai un numero non in memoria scordati di poter parlare con Padre Frisia…sei uno che cerca soldi…io e Stefano abbiamo provato a chiamarlo per i 2 giorni precedenti senza mai ricevere risposta…ecco spiegato l’arcano!

L’indomani così con Padre Frisia e Pere Willy (che oltre ad essere esorcista, è pure immafiato coi doganieri, purtroppo solo rwandesi…e capirete perché) ci dirigiamo verso il confine di Rusizi ad un paio di km dalla casa di Cyangugu dei Padri Barnabiti. Con l’intermediazione di Pere Willy, Stefano e Marco riescono nell’impresa di essere in un nuovo paese senza nessun timbro di uscita (Rwanda) e nessun timbro di entrata (RD Congo). Pagati i visti (o finti visti), così passiamo nel nuovo stato (?) senza neanche scendere dalla jeep…benvenuti in RD Congo! Il paese dove non esistono regole…a dire il vero ce ne accorgiamo senza neanche avere il tempo di ragionare…per poter sdoganare il materiale, c’è bisogno di versare 900$...nelle casse dello Stato direte voi…no…risposta sbagliata…che cos’è lo Stato?...la risposta giusta è nelle tasche dei signori doganieri & Co. (i vari uffici presenti al confine sono i Co.)! Ah ok noi paghiamo, però per il progetto abbiamo bisogno si una fattura…a si ci scusi…ecco a voi la fattura…un foglio di carta bianca con scritto a penna con inchiostro blu le varie spese (oooops forse si chiamano mazzette?)

Una volta finita la pantomima della dogana, ci dirigiamo a Mbobero, dove c’è un’altra missione dei Padri Barnabiti, dove in Agosto, Stefano (con Gianfranco) ha avviato lo stesso progetto che dovrò seguire io. Così posso dare un’occhiata a quello che mi aspetta nei prossimi 50 giorni. Passiamo la notte a Mbobero e l’indomani mattina ci dirigiamo a Bukavu (il capoluogo della Regione del Sud-Kivu che però non oso neanche minimamente definire città) a comprare il materiale necessario per la costruzione del Laboratorio. Così finalmente possiamo dirigerci verso la meta finale! Tra una roba ed un’altra abbiamo fatto Kigali-Birava (230 km) in 3 giorni…non male…fate conto che per gli ultimi 20 km (Mbobero-Birava), se la strada non è infangata, ci si mette 90 minuti…col fango ce ne abbiamo impiegati 180…perdendo inoltre 5 anni di vita per la paura di finire prima nelle scarpate e poi nel lago Kivu…con Suor Therese in preghiera cosatante…

E proprio stamani alle 05:30, dopo 1 mese e mezzo, ho finito la mia avventura a Birava. Che dire…è stato tutto molto bello. Devo ringraziare in particolar modo i padri barnabiti che mi hanno accolto con tanto affetto e mi hanno sempre fatto sentire a casa mia. Hanno sempre avuto un occhio di riguardo nei miei confronti. Son stato veramente bene, ma non è solo un modo di dire…e alla fine quando ieri sera ci siamo salutati un po’ più ufficialmente, ho capito che anche loro sono stati contenti della mia permanenza e la cosa mi ha fatto enorme piacere…addirittura mi hanno proposto di diventare Missionario…ma non se ne parla…

La casa in cui ho vissuto è molto accogliente, e si vede sicuramente che ci hanno vissuto anche europei. Io avevo la mia cameretta, con armadio, libreria e scrivania ed un piccolo bagno con doccia, lavabo e wc. L’acqua è sempre presente e la corrente è presente quasi tutto il giorno, e questi, credetemi sono grandi vantaggi in questa parte di Africa…la presenza del Lago Kivu è veramente importante per questa situazione…

Birava è un paese piccolino, abitato da gente povera, che vive solo della pesca e dei prodotti della terra. È un microcosmo particolare, diverso da altre posti, anche all’interno della stessa Provincia del Sud-Kivu. In un mese e mezzo penso di aver conosciuto la maggior parte degli abitanti, un po’ per l’arrivo della tecnologia che ha portato molti a curiosare, un po’ per il fatto di essere muzungu ed un po’ per essere stato spesso in mezzo alla gente, solo per una passeggiata…non vi sto neanche a dire le “Demande de aide” che ho ricevuto in questo periodo…la gente sfacciata, senza neanche salutare, mi si avvicinava e chiedeva soldi, caramelle, cappellino, cellulare, computer ed altre cose…ma a tutti ho saputo rispondere a rima…se avessi ascoltato tutte le persone che mi hanno chiesto solo 100 FC (20 cent di euro) avrei sborsato un migliaio di euro…la situazione da questo punto di vista è stata un po’ snervante, ma dopo i primi giorni di ambientamento, ho preso il tutto come un gioco e quindi la cosa mi passava liscia. Ma questo non è la Birava che voglio raccontare, anche perché occupa solo una parte millesimale nei miei ricordi. I paesaggi che circondano il paese sono stupendi e non hai tempo per poterli osservare tutti, mai. È una distesa di verde che si estende per tutta la penisola. Un contrasto tra la terra rossa/marrone ed il verde sempre acceso dei banani, dell’erba, delle culture varie, della manioca. Qui sicuramente non ci si può lamentare della pioggia e dell’acqua…ha piovuto praticamente tutti i giorni, e questo è ottimo per la gente del posto perché possono coltivare senza problemi e far crescere tutto l’anno le proprie culture. Nonostante le piogge quotidiane, il sole non è affatto mancato. C’è stata una temperatura di 30 gradi, pressoché costante durante tutto il corso del mio soggiorno. Il Lago Kivu mi ha regalato tante emozioni visive e paesaggistiche, con i suoi isolotti abitati da poche persone. Molte emozioni me le hanno regalate i centinaia di bambini incontrati…spesso in assenza di lavoro o corrente, mi sono recato al campo di calcio vicino alla parrocchia, dove potevo contare sulla presenza dei bambini e bambine spesso in attesa di giocare un pochino con me. Forse sono la parte più innocente ed allo stesso tempo bella dell’Africa…forse l’incoscienza delle difficoltà della vita, fa sì che siano più felici e spensierati rispetto agli adulti…

Come ho già detto i padri barnabiti sono stati molto gentile e disponibili e hanno fatto si che il mio soggiorno sia stato il migliore possibile. Il parroco Pere Cesaire, il più vecchio dei quattro, sempre pronto a ridere e scherzare, sempre tra i fedeli bisognosi di aiuto, un prete di vecchio stampo sempre attento a farmi stare bene, come se fossi a casa mia; Pere Toussaint, il padre superiore della missione, sempre a dire cagate una dietro l’altra…ogni tanto non lo ascoltavo perché diceva delle minchiate troppo grosse, diciamo che è uno che ha sempre qualcosa da dire, risponde a tutte le domande…a volte inventando…quando si va in giro con lui, ti viene da ridere perché fa gli interrogatori a tutta la gente che passa a fianco! L’economo Pere Philippe, un tipo abbastanza riservato, originario di Lubumbashi, colto e serio, è anche insegnante di filosofia. Ogni tanto, data la sua riservatezza non si capiva come comportarsi. Grande appassionato di calcio, italiano ed internazionale, fedele compagno durante tutte le dirette della Coppa d’Africa. Infine Pere Desiré (conosciuto anche come Vecchio), uomo all’antica, legato alle tradizioni ed un po’ campagnolo…capace di bere acqua gelida dopo il the caldo, mangiare la salsiccia o le arachidi alle 6:30 di mattina, ma la cosa più divertente è la sua capacità di essere sempre in stato “sonnambulo”, dopo pranzo o cena, se si appoggia un minuto sul divano, già ronfa. L’abbiamo preso di mira tutti quanti con le nostre battute di spirito.

Intorno alla casa, poi ci sono alcune persone, che lavorano per i padri. Bernard, il cuoco, molto bravo in cucina, ci ha deliziato con i suoi piatti. Sulla tavola sempre tante portate, riproposte anche la sera, quindi si è sempre mangiato a buffet. Pasta con la salsa, riso, pesce del lago sempre freschissimo, carne di mucca, capra e pollo, patate, fagioli e pannocchie: questi i piatti più frequenti nella dieta congolese. Acqua bollita e filtrata per bevanda, oltre a birra Primus e Turbo King (doppio malto), Fanta, Sprite e Coca-Cola a richiesta. Poi il sagrestano Déo, addetto alla lavanderia durante la settimana. Un aneddoto molto divertente da raccontare e meno da vivere…Pere Philippe un giorno gli da il Baygon Spray perché in lavanderia si erano visti scarafaggi. Lo scemo, senza problemi e senza leggere, ha spruzzato su tutti i panni lavati e stirati lo spray, è riuscito a consumare un flacone intero in una sola tornata…non vi dico l’odore presente per tutta la casa!!! Naturalmente sono stati fatti rilavare tutti i capi infettati dal veleno! Poi gli addetti alla manutenzione della parrocchia ed i guardiani: Augustin, Desiré, Abel, Jean-Pierre, Déo, tutti molto curiosi come personaggi. Fuori dalla casa inoltre è presente una piccola fattoria con polli, capre, conigli affidati ad un ragazzo giovane dal nome impronunciabile.
I padri, avendo vissuto in Italia, parlano molto bene l’italiano, con tutti gli altri si parla il francese…swahili e mashi…infatti dovete sapere che il Congo ha 4 lingue nazionali: swahili, kicongo, ingala e kichoba e la lingua ufficiale è il francese. Ma a seconda della zona in cui vai, si ha anche un dialetto locale (mashi in questo caso)…quindi un vero casino!!! Ho imparato qualche cosa in swahili (che già conoscevo un po’ perché parlato in Kenya) ed in mashi…

Le giornate a Birava sono passate più o meno nello stesso modo. Sveglia alle 6, volente o nolente, perché in casa c’è un rumore insopportabile quando si accendono i lavandini alle prime ore dell’alba (penso sia il cosiddetto colpo d’ariete), e come se non bastasse, tutte le mattine alle 6, i fedeli, in attesa della messa delle 6:30, si ritrovano in chiesa (a 20 mt dalla mia stanza) ed iniziano ad intonare i canti…quindi…non vi dico quante parolacce mi sono uscite di bocca tutte le mattine alle 6. Con la forza di volontà, son riuscito quasi sempre a restare a letto a riposare fino alle 7:30…doccia veloce e colazione…latte in polvere, zucchero e caffè allungatissimo con qualche biscotto o fetta di torta preparate dal buon Bernard per cominciare bene la giornata…alle 8 si parte con i corsi, quindi 200 mt di cammino e si arriva al laboratorio, nel frattempo c’è il tempo e lo spazio per incontrare tutti i bimbi vestiti di bianco e blu che si recano a scuola e vogliono essere accompagnati dall’uomo bianco…quindi prendi e vai con i bimbi fino a scuola (c’è una primaria ed una secondaria, in totale 1000 alunni)…i corsi di informatica sono una realtà a sé, piena di insidie e difficoltà, qui, nel bel mezzo dell’Africa, in mezzo alla foresta, dove tutti vivono sui campi, portare le ultime tecnologie, è stata un’impresa veramente difficile…non vi racconto le comiche e le incazzature perché la gente non capisce come prendere in mano il mouse (ooops scusate souris per i francesi) o perché gli chiedi di guardare il muro, dove si proiettano i file pps del corso, e imperterriti sono fissi sul proprio schermo…un esempio…per creare l’account di posta su yahoo, ci abbiamo impiegato dai 50 ai 70 minuti…fate capire voi a questa gente perché bisogna scrivere la password e che cosa serve la password!!! Impresa ardua…ho visto studenti, a cui è stato chiesto di scrivere userID e password sul proprio quaderno (così da non dimenticarli), scrivere come password questi caratteri •••••• perché così visualizzato sullo schermo (in quanto parola criptata)! A quel punto mi son messo a piangere. Nelle prime fasi del progetto ho seguito le lezioni ed aiutato nella pratica, ma dopo 2 settimane di ascolto, ho preso coraggio e ho insegnato anche io, in francese…è stata una bella esperienza perché per la prima volta ho insegnato e ho capito perché i miei genitori a volte tornano a casa incazzati ed esauriti, ma soprattutto perché dopo questa esperienza posso intraprendere una conversazione in francese. Non posso dire di saperlo parlare perfettamente, però posso dire di conoscerlo un pochino…

Finiti i corsi della mattina, si va a pranzo e si finisce con la carica di un bel frutto tropicale: papaya, mango, avocado con zucchero, banana, passion fruit, prune de Japon ecc. ecc. Il pomeriggio ancora in laboratorio per i corsi pomeridiani, fino al meritato riposo delle 17:30 ed il contatto con l’Europa ed i miei, attraverso messenger o skype…Una volta a casa, si attende la fine dei vespri e si mangia. Dopo mangiato, tutti assieme davanti alla televisione ad ascoltare il telegiornale congolese e poi a letto (alle 21 massimo). Molto spesso son rimasto a guardare qualche canale arabo o europeo per non andare a letto ad ore improponibili…

Questa a grandi linea era la giornata tipo, ma spesso c’erano spazi per fare altro come passeggiare in paese, andare con i padri in città o nei villaggi limitrofi o sulle isole vicine…purtroppo data la situazione attuale delle regioni Nord e Sud-Kivu, dove anche durante la mia permanenza si sono registrati scontri a fuoco, guerriglie e rappresaglie contro la Monuc (Missione ONU in Congo), non è stato possibile muoversi troppo e in zone calde…perciò non ho potuto visitare il Kauzi-Biega, il Parco Nazionale dove è possibile vedere i gorilla di montagna. Vabbè sarà per la prossima volta! Speriamo in bene per il futuro del paese, pochi giorni fa è stata proclamata la nuova costituzione ed è stata presentata la nuova bandiera…tutto il paese è stanco di guerre, stanno provando a dire basta ed a rinascere sotto una nuova forma di Stato, la Democrazia, e non più la dittatura. A giugno ci saranno le prime elezioni democratiche, e c’è un continuo lavoro di presentazione dei candidati…il presidente attuale, Joseph Kabila, 35enne, figlio del vecchio presidente ucciso nel 2000, forse avrà la meglio, ma in questo caso sarà una vittoria del popolo e non dettata da leggi dittatoriali. Buona fortuna cara Repubblica Democratica del Congo!

Ora sono a Mbobero, nell’altra missione dei Padri Barnabiti, dove Stefano e Gianfranco hanno avviato il progetto Digital Divide ad agosto. Anche qui mi toccherà formare al meglio i professori addetti ai corsi di informatica. La cosa non è facile perché hanno dei ritmi molto africani e lasciano fare un po’ troppo. La situazione del laboratorio qui, dopo solo 6 mesi di vita, è abbastanza tragica…pochi sono i pc ancora intatti, le tastiere spesso sono senza tasti o malfunzionanti…bisogna fare un pò il culo e far capire che il bene dei pc è anche il loro bene, che gli permetterà di lavorare ancora…ma siamo in Africa, e questo è difficile da fare capire…

Sono sulla via del ritorno, infatti Mbobero è poco distante da Bukavu, che è la città di confine…pochi km dal Rwanda.

Riprendo a scrivere ora, in aeroporto…sono ad Addis Abeba in attesa di prendere l’aereo dell’Ethiopian per Roma. A Mbobero ho fatto quello che ho potuto…è inutile prendere un progetto già avviato in maniera autonoma da 6 mesi…Ho detto quello che dovevo dire ai due insegnanti, gli ho insegnato ad usare MSN Messenger e Skype…ho dato loro un po’ di coordinate perché il laboratorio possa andare avanti nel migliore dei modi…ora sta a loro capire cosa hanno fatto male e come sistemare la situazione. Il più grande problema è la mancanza di corrente, in quanto Mbobero ha la sfortuna di essere sulla stessa linea elettrica delle uniche due grandi industrie di Bukavu, la Bralima e la Pharmakina (birra e medicinali antimalaria). Sicuramente è difficile in queste condizione con poche al giorno di pc accesi con il generatore (spendendo bei soldi di benzina peraltro) però si può fare meglio. Comunque a Mbobero ho conosciuto un po’ meglio i Padri della missione, due si occupano esclusivamente del Collegio da loro gestito con 700 studenti, molti dei quali vivono nell’internato. Gli altri invece sono addetti alla missione. Tra di loro ho potuto apprezzare il più piccolo del gruppo, Pere Emmanuel, con cui sono andato spesso in giro, e con cui ho giocato a calcio.

Finita l’avventura di Mbobero, la mattina di venerdi, ho attraversato la dogana ed il confine a Ruzizi, ed eccomi di nuovo in Rwanda! Decido di spezzare il viaggio (non voglio fare la fine dell’andata!), e quindi decido di fermarmi prima dalle Suore di Butare, la città universitaria più importante del Rwanda… Durante il viaggio per Butare faccio un po’ di chiacchiere col mio vicino, che è un congolese che lavora in Darfur (Sudan, ndr) e ne approfitto per conoscere un po’ più da vicino la drammatica situazione della più grande emergenza umanitaria di questo periodo. I nostri discorsi, un po’ in francese ed un po’ in inglese, per fortuna vengono resi meno drammatici, per quanto si possa in questi casi, dalla splendida natura e fauna (mamma mia quanto macachi!) che ci circonda, infatti attraversiamo per intero la Foresta Impenetrabile tra Cyangugu e Gikongoro. Arrivato a destinazione con tutti i bagagli, vado a mangiare dalle simpatiche suore Kamana e Odette Marie; con loro, ci sono le postulanti (la prova iniziale per diventare suore, a cui fa seguito il noviziato, che è a Cyeza) tra cui Berthilde, che fino ad agosto faceva l’assistente sociale per le nostre adozioni a distanza. Dopo un veloce ma ricco pranzo, faccio una prima tappa obbligatoria ad un grande negozio di artigianato dove compro molte cosine carine, successivamente mi faccio un’oretta di internet e così mi avvio bello pieno di valige sul pulmino che mi porterà a Gitarama. Arrivato a Gitarama mi tocca l’ultimo trasferimento della giornata, così prendo un taxi che mi porterà a Cyeza, lungo i 10 km di paura (come dice Luisa, ma dopo esser stato in RD Congo, credetemi che mi sento su un’autostrada!). Arrivato alla tanto amata missione di Cyeza, c’è il buon Luciano che mi attende e fa gli onori di casa, dato che le Suore sono riunite in preghiera. Mi sento di nuovo a casa, Cyeza alla fine è il posto che mi piace di più, sarà per le Suore che mi fanno morire (Drocelle e Jacqueline in primis), sarà la collina (ossia il paesino), saranno le persone…mettetela come volete ma rimane sempre il posto preferito! Così racconto un po’ a Luciano la mia avventura congolese, e dopo…la tanta meritata cena…finalmente si mangia come Dio comanda! Ma attenzione, scopro che è stata licenziata la cuoca (Beata) per divergenze con le suore…la notizia è di quelle sconvolgenti! Così ricevo anche il solito cordiale benvenuto dalle suorine. Dopo mangiato tappa obbligatoria dai Preti, che naturalmente non si fanno mancare un bicchierino di liquore di Banana (40% vol) per festeggiare il mio ritorno! Con Luciano è sempre un gran piacere parlare, è un bravissimo uomo di 47 anni, a cui la vita ha giocato un po’ di tiri sinistri. In Rwanda ha ritrovato se stesso e ha potuto riscoprire il Mondo, così dopo l’esperienza dello scorso anno, ha deciso di trascorrere 5 mesi con lo scopo di ultimare il lavoro dell’acquedotto. Già a Natale mi ero accorto della sua persona, ma in quei giorni, eravamo in tanti e non avevo mai avuto occasione di fare discorsi lunghi. Sono molto contento di aver passato gli ultimi giorni in sua compagnia. È veramente una persona straordinaria. Così nei pochi giorni rimanenti, siamo stati un po’ in giro, abbiamo seguito i lavori di copertura dei tubi ancora scoperti, siamo andati a controllare la funzionalità dell’acquedotto, siamo andati a Kabgayi ad accompagnare le ragazze della scuola  impegnate in un torneo di calcio (no comment…ihihihihihiih), siamo stati al mercato ed a messa, abbiamo aiutato le suore in alcuni lavori in missione…un po’ di tutto. Purtroppo mi tocca salutare le Suore e Cyeza, per partire alla volta del doveroso saluto a Mbare dalle suore e dal mitico “Fader”. Così ieri pomeriggio, arriviamo a Mbare, e senza perdere tempo in compagnia del caro Padre Bianco (ossia della congregazione dei Missionari d’Africa) andiamo a trovare le famiglie più povere a cui sono tanto affezionato da quest’estate. Prima tappa da “agasimba” Patrick e dalla sua numerosissima famiglia Ba-twa, che sono i nomadi rwandesi, una minoranza etnica (1%) che ha pochi diritti e vive in condizioni di estrema miseria. Comprati i loro oggetti in argilla cotta, ci rechiamo dalla famiglia più bella del Rwanda, che vive appena fuori dal cancello della missione delle suore, Francine e Luca con i loro 6 fenomenali figli (Africani, Violetta, Oliva, Petero, Johani e Salvatore). Ultima tappa dai vecchietti di 70 anni che sono sempre a lavoro…In questi momenti, capisci cosa vuol dire essere felici, una visita di cortesia, che si trasforma in una festa per questa povera gente. Questa è l’Africa, sorrisi e felicità…queste sono le uniche cose che si possono offrire al prossimo.

Un bellissimo modo di salutare questa mia avventura di 2 mesi e mezzo. Poi stamani ultimi preparativi ed ultime ore a Kigali per i saluti finali ai padri bianchi, alle suore di Muhura (in trasferta con i dottori italiani che seguono il centro di sanità) e a Zeta, pronto per partire alla volta della straordinaria isola di Zanzibar, prima di tornare in Italia dopo 13 mesi e mezzo. La mia avventura finisce con un bel pranzo pieno di riflessioni sulla situazione mondiale attuale, in compagnia di Padre Lucchetta, Marco e Luciano, davanti ad una buonissima pizza al ristorante di Ciccio. Oramai sono nominato l’Uomo della Pioggia, dato che dal 6 gennaio, ogni giorno, dovunque sia stato, ha piovuto. Il Rwanda intero mi ringrazia, dato che da oramai 45 giorni non scendeva una goccia d’acqua…e così anche il viaggio in aeroporto con Padre Giuseppe Lucchetta è accompagnato dalla pioggia… Tempo di saluti, ciao Kigali, ciao Rwanda, ciao Africa!

Fra poco prenderò l’aereo che mi porterà in Italia, non oso immaginare come sarà il ritorno in patria…intanto la tratta Kigali-Addis Abeba me la sono fatta lontano dal finestrino…

 

Pigio

February 03

Strano paese questo Congo...

Oramai è passato un mese dal mio arrivo qui in Congo, oramai sono di casa, però ci sono alcune cose o comportamenti che mi fanno ancora ridere e pensare. Ad esempio, quando vado in giro in macchina per i paesi qui vicino, tutti i bambini/e per salutarmi oltre all'usuale Jambooooo aggiungono sempre una delle due seguenti parole: Monuc o Padiri...Monuc non è altro che la Missione Speciale dell'ONU per il Congo ex-Zaire...Padiri sta ad indicare il nostro "Don" quindi Padre Missionario...ma vagli a fare capire che sono si un muzungu (uomo bianco) ma non sono né un casco blu, né un prete!!! Perché loro giustamente pensano, tutti i bianchi passati di qui sono della Monuc o sono preti, cosa vuoi che sia anche questo muzungu???Ihihihi
La cosa che colpisce di più, è la sfacciataggine che hanno nel chiedere le cose. Oramai ci ho fatto l'abitudine, ma non c'è una persona, ma dico una, che non mi abbia chiesto qualcosa...tutti, anche se ti vedono per la prima volta, iniziano con la frase "Muzungu, donne-moi l'argent, bon-bon, quelque chose". Non c'è scampo, ad ognuno il suo...regalo naturalmente...ma l'educazione in questa regione probabilmente non ha radici, e quindi ci metto su una pietra...
Ma le cose più buffe ti capitano quando vai in giro in macchina...qui naturalmente di macchine non ne esistono, sono beni che solo i religiosi o le ONG si possono permettere, allora quando vai in giro, ti capita di dare un passaggio a gente che magari deve fare 10-15 km a piedi sotto il sole...allora capitano le cose più buffe, tipo la signora che pensa di essere sulla piroga e mentre vai a 30-40 Km/h grida da dentro la macchina pensando che la sua amica sul ciglio della strada la possa ascoltare...oppure la gente che per salire dallo sportellone posteriore della jeep, vorrebbe aprire col tergicristalli anziché con la maniglia...oppure gente a cui dici di salire e ti aprono la portiera passeggero pensando di andare in braccio alla persona vicino al guidatore...ma che volete...qui sono in mezzo alla foresta, e la gente non ha mai visto niente di più tecnologico di una scarpa ai piedi...

Viva l'Africa, sempre e comunque!!!

January 18

La situazione congolese

Per comprendere meglio la situazione del paese in cui vivo in questo momento, vi riporto un paio di questioni molto importanti e molto attuali nella Repubblica Democratica del Congo. Fate conto che qui non esistono regole, in questo momento si sta cercando di organizzare delle elezioni democratiche. Nella zona in cui sono, ci sono migliaia di soldati che sorvegliano i confini col Rwanda (che è al di la del Lago Kivu), spesso si incontrano ceck point per le colline, dove i militari chiedono soldi per passare. Tutto funziona col pizzo, per far passare il materiale che abbiamo spedito, alla dogana, abbiamo dovuto accontentare una decina di uffici...per un totale di 900$...fate vobis...
 
Qual è la posizione a livello internazionale?

A livello internazionale non c’è stata la necessaria presa di coscienza delle cause e degli effetti della crisi in cui il paese è immerso. I paesi anglofoni e l’Europa, per debolezza o per complicità non vogliono che si faccia luce sul vero problema. USA e Gran Bretagna vogliono il controllo delle risorse del Congo (uranio, quindi il controllo della potenza nucleare, petrolio, risorse minerarie, tra cui coltan, oro, diamanti, legno) e della sua posizione strategica in Africa. Anche gli altri paesi europei approfittano di tutti questi saccheggi, perché sono i “ricettatori” del Rwanda. Gli USA vogliono dare un nuovo volto al Congo, destabilizzandolo in tutti i modi. La formula 1+4 è l’ultimo modo di cercare di spezzare il paese in quattro. Tutta la provincia orientale, Kivu e nord Katanga sono in realtà sotto il potere rwandese e ugandese. L’unificazione del paese è sulla carta, ma non effettiva.

Cos’è la transizione?

É il periodo in cui tutti coloro che hanno preso le armi per fare la guerra si mettono attorno a un tavolo per cercare la pace. L’obiettivo è la cessazione delle ostilità, la riunificazione del paese, la riunificazione dell’armata, la riconciliazione tra tutti i figli di questo paese, la preparazione delle elezioni per arrivare a uno stato di diritto. Le ostilità però non sono cessate, in Ituri come nelle montagne nell'est. L’autorità statale non è ancora ovunque; ci sono zone controllate da rwandesi e ugandesi, dove Kabila non può mettere piede (ad es. Goma e Bukavu) e il governatore risponde a Kagame (presidente del Rwanda). Non c’è sicurezza, i profughi sono ancora tali, non c’è alcuna condizione affinché ci possa essere una vera riconciliazione (anche i miliziani che disarmano e tornano nei loro villaggi).
January 15

Giorni africani

Birava, Sud-Kivu, Repubblica Democratica del Congo
Eccomi qui, son tornato per un attimo in Europa, grazie alla tecnologia che abbiamo portato in quest'angolo di mondo, in mezzo alla foresta congolese. Si, un piccolo miracolo tecnologico, che speriamo porti nuove possibilità alla gente di questi luoghi. Infatti il punto internet più vicino è a 2 ore e mezza di macchina...contando che la macchina non ce l'ha nessuno, fate voi i conti...Con queto progetto si spera che la gente, attraverso l'apprendimento dell'uso del computer e successivamente di internet, possa crescere, culturalmente parlando. La gente qui ha fame, soprattutto di sapere.
Il posto in cui vivo è molto bello, sono immerso in paesaggi da cartolina. Una macchina fotografica, una videocamera non bastano per immortalare migliaia di immagini in continuo scorrimento. I suoni, i profumi, la gente, sarebbe tutto da catturare e portare con se per il resto della propria vita.
Il 24 dicembre sono arrivato in Rwanda, ho passato le feste con i mitici Marco e Giuliano ma anche con tutti i preti e le suore che ci hanno accolto con tanto amore nella loro comunità. Insieme ad altri amici di Lucca, abbiamo finito di costruire l'acquedotto di Cyeza, e finalmente è arrivata l'acqua di sorgente in tutta la collina. Gran bella soddisfazione. In Rwanda ho avuto modo di conoscere tante nuove persone tutte con storie interessanti da ascoltare, in primis Don Vito Misuraca, un siciliano diventato prete diocesano rwandese per poter portare avanti il suo orfanotrofio, che oggi conta 207 bambini/e!!! Poi dal 31 dicembre sono stato a Kigali per festeggiare compleanno e capodanno. Altro mondo rispetto alle colline in cui ho vissuto ad agosto e in questo scorcio di fine anno...A Kigali sono rimasto fino al giorno 5 gennaio, in quanto una volta arrivati Stefano e Marco (i due ingegneri del Politecnico con cui lavoro per il progetto, grandiosi!), siamo partiti alla volta della RD Congo con tutto il materiale per installare il laboratorio di informatica. Il viaggio per arrivare qui ci ha regalato molte emozioni africane, sia per i mezzi di trasporto utilizzati, sia per l'incontro con un personaggio straordinario che risponde al nome di Padre Frisia, sia per la dogana, sia per l'impatto con la nuova nazione ospitante, sia per i paesaggi incontrati. Come dicevo prima, difficile raccontare migliaia di cose in poche righe...
Ora sono qui a Birava, fino a fine febbraio, questa sarà la mia casa. I padri barnabiti con cui vivo, sono in gambissima e molto simpatici, cercherò di imparare lo swahili ed il mashi (dialetto di questa regione del Lago Kivu). Settimana prossima inizieremo i corsi di formazione. L'obiettivo è quello di formare 1000 persone in un anno, di cui 600 sono gli studenti delle scuole del paese. Anche io insegnerò, in francese!!!
 
A presto!
Pigio
 
December 09

Un giorno di Guerra

"Nassiriya agosto 2004, un giorno di guerra"

Agosto 2004. A Nassirya si svolge la terza battaglia dei "ponti". Nel combattimento furono impegnati carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania, elementi della seconda brigata mobile e dei bersaglieri . Non riteniamo di commentare queste immagini che offriamo agli spettatori per il loro indiscutibile valore documentario.

http://www.rainews24.it/ran24/reportage/default_08122005.asp

November 14

La verità su Falluja

Quella di Sigfrido Ranucci è un'inchiesta che dovrebbe far sollevare il mondo intero...ed invece, come troppo spesso accade, l'Italia ha pochi occhi per guardare e così un gran pezzo di giornalismo, passa inosservato per la maggior parte dei media...forse la verità è troppo scomoda? Non ho parole per descrivere quello che emerge da questa inchiesta (avevo già letto qualcosa su un numero di Diario di un anno fa circa, infatti era una cosa su cui lavorava Enzo Baldoni) e la cosa che fa più male, è la sufficienza e l'indifferenza che un'inchiesta del genere ha suscitato sull'opinione pubblica...Consiglio vivamente di andare a vedere il seguente link:
Oltre al video, per i più forti, consiglio di vedere anche le gallerie di immagini...
Con la speranza che ogni tanto questo Mondo possa diventare migliore...per tutti...